Dopo aver disvelato il valore fittizio del proprio personaggio, Angelo cerca dunque di indagare quale forma di sé stesso sia percepita dal suo pubblico e se il vero sé stesso si sia alienato definitivamente dall’artista rappresentato e descritto dagli altri.
L’occasione per indagare il suo passato e individuare i legami con il presente si presenta in un incontro, in una conversazione con un critico letterario sui generis, Gian Paolo Serino.
GPS, ossia Gian Paolo, è un uomo di antichi saperi e moderni vizi, con la sola aspettativa di essere rapito da un extraterrestre oltre che di godere di ogni istante della vita. I due diventano da subito complementari e GPS convince Angelo a scrivere un libro sulla sua storia, ma Angelo nutre molti dubbi sulle potenzialità di questo romanzo. Tuttavia, inizia a scriverlo, confrontandosi continuamente con GPS. Ma per valutare con certezza il presunto appeal del suo vissuto, e di un potenziale romanzo, Angelo decide su due piedi di raccontarsi in un’e-mail indirizzata a un gruppo di persone che si lamentano della chiusura della palestra il mercoledì mattina. Si rivolge alla Signora Tenaglia e a un nutrito database di soci di quel club e scrive…
Scrivendo Angelo si emargina dalla forma e, rimuginando fatti pensieri e aneddoti del suo passato, sembra destinare a quel pubblico, inizialmente sconosciuto e silente, una diversa visione del suo “io”, dissimile dal personaggio raccontato da critici e giornalisti. Tuttavia, gli eventi precipitano, la vita reale lo pone davanti ad accadimenti che alla fine trasformeranno lui e GPS in coprotagonisti di questo libro, lasciando spazio a personaggi surreali in un continuo ribaltamento di fatti e morale. Un noir che racconta una storia assurda e distopica tra Italia e Francia, rivelandoci come tutti siamo marionette di noi stessi oltre che della società: tra malcostume e falso bigottismo di stato, i personaggi del libro risolvono il mistero più grande di tutti: la propria vita.
Il libro si divide in Lettere e Capitoli e la narrazione passa dalla prima persona nelle Lettere, alla terza nei Capitoli. Questo meccanismo di intima autocritica e di ironica ma drammatica descrizione di sé stesso crea un caleidoscopio di storie passate e debolezze presenti che caratterizzano mordacemente l’autore dentro e fuori dal libro. Piccole manifestazioni di “normalità” di un artista sinestetico all’interno di una trama fitta che non dà il tempo di capire e metabolizzare nulla, inseguendo una sovra-realtà imponderabile… Sempre e comunque con lo stesso spasmo, prima che il peggio accada.

Alberto Ulivio